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Along Came a Spider



2008

Prologue / I know where you live
Vengeance is mine
Wake the dead
Catch me if you can
( In touch with ) Your feminine side
Wrapped in silk
Killed by love
I'm hungry
The one that got away
Salvation
I am the Spider / Epilogue

RECENSIONE A CURA DI MARCO TANZ

Alice Cooper è tornato, e, impersonando Spider, un serial killer dai dubbi equilibri mentali, è pronto a farci vivere una nuova terrorizzante storia, un racconto musicale che vorrebbe superare i confini a lui imposti ed affacciarsi al mondo cinematografico.
È inutile andare a ripescare i vecchi lavori del Re dello Shock Rock, lasciamo stare i capolavori, gli album meno riusciti, e torniamo indietro solo di qualche anno.
Abbiamo visitato Brutal Planet e Dragontown, album dall’atmosfera piuttosto pesante, che hanno deluso qualche fan per il repentino cambio di stile, ma ne hanno colpiti molti di più con messaggi efficaci e una musica di alto livello.
Poi c’è stato un ritorno al rock delle origini con The Eyes of Alice Cooper, un buon album che però è stato subito oscurato dall’ottimo Dirty Diamonds, pieno di concept originali, che ha tranquillizzato i fan, per quanto dovessero tranquillizzarsi, mostrando loro che Alice, nonostante abbia superato i sessanta, non è assolutamente in declino né a corto di idee, e ha ancora tantissimo da mostrare.
L’arrivo di questo nuovo concept album, Along Came a Spider, è stato piuttosto improvviso: ci aspettavamo un generico autunno 2008, poi diventato un settembre 2008, ed ecco che, di sorpresa, l’uscita viene anticipata al 25 luglio.
Trailer e anticipazioni varie sul sito ufficiale di Alice, rinnovato e addobbato per l’occasione, fanno salire l’hype al massimo.
Ecco che finalmente arriva il day-one e ognuno può tenere fra le mani l’atteso cd, in una stupenda confezione digipack di quelle che si usano ultimamente per le limited.

Parte l’intro, e subito veniamo catapultati nel mondo di Spider, ma è con Vengeance is Mine che comincia veramente l’album. Tra un ritornello catchy e gli assoli della guest star, Slash in persona, notiamo che il sonoro è più simile a The Eyes che a Dirty Diamonds.
Alice è ringiovanito ulteriormente e ha optato per un leggero e vivace rock ‘n’ roll.
Wake the Dead, brano scritto insieme ad Ozzy Osbourne, è forse quello che convince di più al primo ascolto: la strofa, accompagnata dalle back-vocals alte, caratteristica di questo album, è fenomenale.
Seguono Catch Me If You Can, dal ritornello che vi ritroverete spesso a canticchiare, Your Feminine Side, brano che strizza l’occhio ai vecchi lavori di Alice, e Wrapped in Silk, altra canzone ben riuscita.
Il ritmo si rompe con Killed By Love, classica ballad che, come da tradizione, è sempre presente nei suoi album. Impossibile non provare un pizzico di nostalgia.
La musica della ballad è riuscitissima, così come lo è il testo davvero toccante.
I’m Hungry, brano con una strofa in stile AC/DC, ci riporta alla malvagità di Spider.
The One That Got Away è la mia preferita dell’album: you look like you’d fit in the trunk of my car. Non aggiungo altro, il genio di Alice ha fatto centro.
Salvation è un’altra ballad, non colpisce come Killed By Love, ma è davvero un buon lavoro.
Il lavoro si conclude con l’epilogo, I Am the Spider.

È un album che merita, senza dubbio. Non fermatevi al primo ascolto, alcune tracce hanno bisogno di essere capite, ma vi assicuro che qui non c’è un singolo brano che abbia poco valore. Il grosso lavoro che c’è stato dietro si comprende, ed Alice, come al solito, è stato all’altezza del suo nome. Infatti, vediamo star del passato che, a causa dell’età che avanza, invecchiano e producono lavori indegni: Alice è un’eccezione, se Vincent fisicamente invecchia, il suo alter-ego ringiovanisce, e questo album ne è la prova. Il mondo del rock ha bisogno di lavori come questo.

Voto: 8





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